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Interpreti:

Vito Mancusi

Federico Tolardo

 

Regia:

Carlo Fineschi

 

Aiuto regia:

Sara Allegrucci

 

Produzione:

Urlo 

Festival Quartieri dell'Arte  

 

IL TEMPO LIBERO

di Gian Maria Cervo

 

TEATRI DI VETRO SERATA DI GIOVEDÌ 21 MAGGIO 

IL TEMPO LIBERO 

recensione di Alessandro Paesano

 

Un ragazzo in boxer disteso su dei cuscini. Un uomo sui 40 attraversa la stanza. Buio. Una luce illumina solamente l'uomo che adesso parla al telefono, per effettuare l'operazione vuole un uomo in particolare, uno dei gangster migliori. Non lo ottiene, litiga col suo interlocutore telefonico. Di nuovo nella stanza col ragazzo in boxer, l'uomo, in maniche di camicia, il vestito stazzonato, conversa col giovane di economia, di emergenza cibo planetaria, delle olimpiadi in Cina. Il giovane, a suo agio in soli boxer, lo ascolta, cerca di fare timidi commenti, ma l'altro è più propenso a parlare che ad ascoltare. Dai loro discorsi capiamo che sono ad Amsterdam, sono entrambi italiani, il più grande, Adamo, è un cosmologo che studia la materia oscura, l'altro, Federico, un escort (puoi anche chiamarmi marchettaro, gli dice, non mi offendo). La conversazione sul gangster, capiamo, è un brano di un monologo che Adamo è stato incaricato di scrivere. Doveva fare da consulente scientifico a un drammaturgo, ma quando hanno letto il suo monologo (scritto di getto in seguito a un'arrabbiatura perché il drammaturgo non aveva nemmeno una idea) hanno licenziato il drammaturgo e incaricato lui di scrivere lo spettacolo che racconta la storia di un ricercatore che, per procurarsi i finanziamenti per la sua ricerca, fa il gangster. Il ragazzo in boxer è più curioso del suo lavoro di scienziato, chiede delucidazioni sulla materia oscura, che pur non essendo mai stata direttamente osservata, dovrebbe costituire il 99% della materia totale dell'universo. La conversazione oscilla tra incontri con finanziatori delle ricerche di Adamo (compresi vecchi omosessuali non dichiarati), prestazioni sessuali appena ottenute e disquisizioni tra la politica l'etica e l'estetica. Il ragazzo ascolta, fa qualche timido commento che raramente trova l'approvazione di Adamo poi confessa che dietro uno specchio tiene una macchina fotografica con la quale, quando si trova con qualche cliente col quale è stato bene (e non intendo rivelare se tu sei fra quei clienti oppure no) si scatta una foto che mette poi in un libro. Gli piace pensare che dopo qualche anno qualcuno troverà quel libro e vedendo la sua foto penserà... Ma Federico non finisce la frase. Il tempo libero è un crocevia di discorsi, di pensieri, di ricerche. Quelle che colpiscono di più non sono quelle colte, e ciniche, di Adamo che, per quanto interessanti e plausibili, fanno di Adamo il classico intellettuale troppo lucido per potersi concedere a un sentimento o a un rapporto umano, qualunque esso sia, quanto alcune caratteristiche insolite del testo. Intanto il connubio tra teatro e scienza che Gian maria Cervo cerca di spingere oltre il timido approccio tematico (anche se sdoppiato nel classico metateatro: Adamo è un ricercatore che scrive suo malgrado uno spettacolo di teatro nel quale un ricercatore per procurarsi i soldi per la sua ricerca si mette a fare il gangster...) cercando di instaurare un parallelismo tra il rapporto che lega la materia oscura a quella visibile con quello che lega l'allestimento di uno spettacolo al suo processo creativo (o le sue implicazioni a diversi livelli interpretativi): come la materia oscura non si vede e, pure, influisce sull'aspetto finale di quella visibile così il processo creativo di uno spettacolo non si vede ma ne determina la riuscita e la fisionomia teatrale. Oppure le notazioni di costume (o sociologiche ?) che il testo fa, en-passent attraverso i discorsi di Adamo che constata che non avrebbe bisogno di pagare per fare sesso con dei ragazzi giovani come Federico che, dice, rimangono affascinati dalle sue capacità oratorie (credo che molti sono venuti a letto con me per amicizia dice a Federico) ma che, guarda caso, sa concedersi solo tramite una prestazione pagata, così come vuole un certo cliché, che vede il sesso tra uomini opportunistico, episodico, mercenario, mai pienamente vissuto anche su una base affettiva, di rapporto, di relazione. Alla fine, di Adamo e di Federico la cui figura di Escort viene descritta semplicemente nel suo lato esteriore (anche se è un bello spettacolo vedere Federico Tolardi in boxer ci vuole altro per fare del suo personaggio un escort) quel che convince ed emoziona non sono i discorsi affrontati ma la solitudine che li colpisce entrambi la cui unica mediazione possibile, pare essere il denaro. Un testo che spiazza e può anche ad arrivare a scandalizzare lo spettatore medio, l'italiano medio, quello che che ha la stessa naïveté di Federico ma che vorrebbe occupare la posizione di potere di Adamo, vera o presunta che sia.

 

 

 

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