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1) La Repubblica
martedì 11 dicembre 2001

La pièce tratta dal film di Bechis. Da oggi al Colosseo di Roma
Garage Olimpo a teatro spettatori come vittime
di RODOLFO DI GIAMMARCO

ROMA - Entrare all'interno di un film, starci dentro, trarre dall'odissea di una donna torturata un impatto emotivo forte, con spettatori coinvolti a tu per tu in uno scenario di angherie: il pubblico ammesso da stasera nel retropalco del Teatro Colosseo per vivere sulla propria pelle la versione scenica di Garage Olimpo che il regista Carlo Fineschi e l'adattatore Giancarlo Brancale hanno ricavato dall'emozionante film del '99 di Marco Bechis (co-sceneggiato con Lara Fremder) sarà esposto in diretta alle allucinazioni e ai supplizi inflitti a migliaia di cittadini fatti scomparire dal regime argentino tra il '76 e l'82. Più che assistere, le quaranta persone, rigorosamente maggiori di 14 anni, introdotte nel bunker-galera e alloggiate come altrettanti reclusi ai bordi di sei tavoli a forma di croce, dovranno non vedere ma subire un'oppressione stremante, da choc. "E stato Bechis a suggerirci, per la chiave teatrale, l'orrore delle cose intuite - dice il regista Fineschi - e allora una più netta immedesimazione col destino di quei prigionieri bendati dagli aguzzini tentiamo di ottenerla, nello spettacolo, impartendo minuti di buio a tutti i presenti. Nel frattempo può scattare una musica ad alto volume, pretesto con cui i militari soffocavano le grida delle vittime". La logica terrorizzante di questo lavoro della Compagnia Teatro dell'Urlo già collaudato questa estate al Festival di Montalcino non evoca una crudeltà pulp, ma fa più programmaticamente leva su tortuose forme di sopruso. "Sì, il rapporto che s'instaura tra la prigioniera Maria, insegnante di bidonville, e il suo morboso torturatore Felix è soprattutto fatto di prepotenza psicologica. Dopo l'aggressività di routine, con Maria sbattuta a terra più volte all'inizio degli interrogatori, qui lui non la tocca, non la molesta fisicamente, ma la induce a connivenza. A differenza del film l'esterno, ossia la città, a teatro è solo spiabile con immagini in monitor. La condannata a morte di questo campo di concentramento sotterraneo, l'attrice Alessia Giuliani, sederà a gomito del pubblico, mentre i persecutori(Vito Mancusi, Davide Lorino, Marco Venienti, Camillo Ventola,Fabio Bianchini e lo stesso Fineschi) incomberanno sui tavoli. "Senza esagerare nei toni. Tant'è che al termine tutti sono come accompagnati fuori, così da evitare gli applausi, per rispetto".   

 

 

2) La Repubblica                        
venerdì 7 dicembre 2001

TEATRO COLOSSEO
Palcoscenico prigione arriva Garage Olimpo
di RODOLFO DI GIAMMARCO

Palcoscenico come prigione. Torture a vista. Numero chiuso di spettatori: quaranta. Divieto ai minori di 14 anni. E'un teatro dell'offesa, della sopraffazione e della brutalità psicologica che viene inferta come uno schiaffo, l'adattamento di "Garage Olimpo" ispirato alla sceneggiatura originale del pluripremiato film di Marco Bechis, spettacolo convertito in choc dal vivo ad opera di Giancarlo Brancale con la collaborazione di Lara Fremder e la regia di Carlo Fineschi ad uso della Compagnia Teatro dell'Urlo, lavoro-evento che si annuncia in programma da martedì 11 al Teatro Colosseo. Il pubblico verrà collocato direttamente in palcoscenico, a ridosso di tavoli che saranno strutture di maltrattamento, di gioco, di mensa, di sonno o di riunione. L'azione è ambientata a Buenos Aires (con singolare coincidenza di epopea sudamericana contro l'orrore di regime che anche Ottavia Piccolo sta affrontando a Roma, al Teatro Due), e il viaggio senza ritorno cui qui s'assiste a tu per tu è quello di Maria, impersonata da Alessia Giuliani, oggetto di abusi e barbarie in un bunker dove spettatori e attori sono condannati assieme.

 



3) La Repubblica
mercoledì 12 dicembre 2001

Il dramma dei desaparecidos rivissuto dagli spettatori
A teatro come in cella di tortura
di CARLO MORETTI

FACCIA a faccia con gli aguzzini, poi d'improvviso il buio, la musica assordante. Ci trasformiamo da spettatori in vittime, quaranta prigionieri sul palcoscenico, e insieme agli attori della Compagnia Teatro dell'Urlo riviviamo gli anni terribili della dittatura argentina e il dramma dei desaparecidos, come se invece che in un teatro fossimo nella stanza delle torture: in sedicesimo, l'atmosfera di violenza instaurata tra il Ô76 e l'82 dal regime sudamericano, la sensazione di angoscia che devono aver provato le vittime bendate, piegate psicologicamente a questi decibel che dovrebbero coprire le urla dei torturati e che invece ogni tanto se le lasciano sfuggire. E' "Garage Olimpo", versione scenica del film-choc di Marco Bechis, in cartellone al teatro Colosseo fino al 30 dicembre. Come nel film di Bechis, anche nello spettacolo diretto da Carlo Fineschi le torture e gli stupri sono so1o evocati. La violenza ribolle nel linguaggio, un orrore della parola piu che dell'immagine, ma non meno efficace. Si salta sulle sedie, in questo retro-palco buio, seduti intorno a quattro tavoli messi in croce. C'è chi reagisce d'impulso alle battute degli attori, e preso dall'angoscia fa per andarsene. Ma l'identificazione deve proseguire. Il personaggio di Maria la maestra sequestrata e seviziata, siede e si muove tra di noi, i carcerieri la picchiano a un palmo dal nostro naso, ci cade addosso. Gli attori camminano su questa passerella improvvisata vediamo le loro scarpe, gli occhi no, perché sono alle nostre spalle o ci costringono a tenere gli occhi bassi, come vuole la logica terrorizzante dello spettacolo e la sudditanza che ci è imposta dal ruolo. Alla fine dello spettacolo ci deportano, nessuno pensa di applaudire c'è chi ancora tiene gli occhi bassi. Ci consegnano una busta un memento con il numero dei desaparecidos, trentamila. Il film di Bechis usci nel Ô99 e fu un fenomeno. Forse lo diventerà anche questo spettacolo.



4) Corriere della Sera
giovedì 13 dicembre 2001

Gli spettatori ridotti a prigionieri vivono i drammi dei desaparecidos
di PAOLO PETRONI

Si passa per una porta, ma essendo questa su un palcoscenico, il passaggio è anche verso un altro mondo, uno stanzone nero, disadorno, con grandi interruttori elettrici, corde, graticci. Un luogo inquietante, visto che chi entra sa cosa l'attende: da spettatori ci si trasforma, nel disegno del regista Carlo Fineschi, in partecipanti attivi a uno spettacolo tutto tensioni e ansie, basato su rumori, buio e attese. Trattati come prigionieri in mano a una banda di aguzzini, in un luogo di detenzione clandestino nella Buenos Aires sotto la dittatura militare. "Garage Olimpo" è già stato al centro di un fortunato, ansiogeno film di Marco Bechis, dì cui questa è la trasposizione teatrale a firma di Giancarlo Brancale e Lara Fremder. Un teatro d'atmosfera, naturalmente cupa, nera, d'affanni, lamenti e sangue. In scena è la tortura, non si vede nulla, ma si odono i passi di chi viene portato nella sottostante sala di chirurgia e voci che parlano di scariche elettriche e ossa rotte. Su due schermi tv passano immagini di un esterno in cui continua la vita normale. Gli spettatori-prigionieri sono un massimo di 40 a sera e devono avere più di 14 anni. Vengono sistemati attorno ad una passerella a tre bracci alti come un tavolo e tutto sì svolge lì sopra e alle spalle dei presenti. Una è la storia esemplare quella della "francesina" (Alessia Giuliani), giovane maestra che insegna nelle bidonville e fa parte della resistenza. Viene umiliata sessualmente, poi torturata con l'elettricità, per farla parlare, brutalmente maltrattata, bendata legata a terra - a contatto diretto con gli spettatori - da alcuni personaggi poco rassicuranti, che si chiamano tra loro con soprannomi come Tigre, il capo, Turco, Texas o Felix. La tensione sale subito, poi pian piano ci si abitua, si vive una situazione senza sviluppo, senza via d'uscita, come appunto prigionieri senza cognizìone di tempo e in balia del volere altrui. O meglio, c'è solo una via d'uscita, quella che chiamano trasferimento, preceduta da un'iniezione; addormentati, caricati su un aereo e gettati nell'oceano. E la sorte di molti dei 30 mila desaparecidos argentini tra il 1976 e il 1983. Lo ricorda un foglio chiuso in una busta che vìene consegnato a ognuno dei presenti; poi, appresso a aguzzini e prigionieri escono anche gli spettatori, in silenzio, senza il coraggio di applaudire.

 



5) Corriere della Sera
giovedì 6 dicembre 2001

Pubblico "prigioniero" in platea nel lavoro tratto dal film di Bechis
"Garage Olimpo", torture in scena

Tortura in scena con "Garage Olimpo", spettacolo vietato ai minori di 14 anni che si terrà al Teatro Colosseo di Roma dall'11 al 30 dicembre, regia di Carlo Fineschi dalla sceneggiatura originale del film di Marco Bechis Il pubblico, solo 40 spettatori e con più dì 14 anni, è "prigioniero in attesa di tortura" nella forte ambientazione del racconto sul dramma dei trentamila cittadini scomparsi in Argentina tra il 1976 e il 1982. Per le scene di violenza psicologica, ha suscitato attenzione e scalpore al suo debutto, lo scorso agosto, al Festival Internazionale di Teatro di Montalcino. L'azione si svolge in una sala teatrale. Siamo a Buenos Aires, o in qualsiasi altra città del mondo. La platea del teatro è vuota, deserta, e il pubblico è in palcoscenico - nella prigione seduto a quei tavoli che gli attori useranno per torturare, giocare a ping-pong, mangiare, dormire e fare riunioni. In questo spazio allucinato e separato rivive tra le trentamila possibili, la vicenda di Maria, insegnante in una bidonville, e del suo viaggio senza ritorno.

 



6) Il Tempo
sabato 15 dicembre 2001

Carcere e tortura in garage
di ANTONELLA MELILLI

ALL'INIZIO, raccolti attorno al grande tavolo che invade quasi per intero lo spazio angusto avvolto da pareti interamente nere, gli spettatori sono gli allievi di una maestra che insegna nello squallore disadorno di una lontana bidonville. Ma, con l'irruzione brutale degli uomini venuti a sequestrarla, si ritrovano essi stessi prigionieri e immersi nell'attesa terrorizzante di un destino che sarà per tutti la tortura e, prima o poi, il trasferimento su aerei militari dai quali saranno gettati ancora vivi nell'Oceano. Delitti ormai tristemente noti, ma perpetrati durante gli anni terribili della dittatura militare in Argentina nel silenzio, se non nella connivenza, dei mezzi d'informazione e degli organismi internazionali politici ed economici che la governano. E che rivivono in questo "Garage Olimpo" con l'impatto di una immediatezza violenta e stravolgente, che cattura i presenti al di là di ogni possibile resistenza individuale. Mentre l'azione si snoda incalzante riproponendo nell'adattamento teatrale di Giancarlo Brancale l'ormai famoso film di Marco Bechis. Perché, di fronte alla drammatica attualità di tanti popoli oppressi è giusto ed importante tener viva la memoria storica del passato. E perché, come afferma il regista Carlo Fineschi, il teatro, per natura, offre l'opportunità di coinvolgere gli spettatori e di farli sentire, sia pure nel gioco della finzione, prigionieri, violentati. Come accade appunto all'interno di questo spettacolo, non a caso vietato ai minori di 14 anni, che, sulla falsa riga di una vicenda tra le tante, fa sentire sulla pelle l'infierire della tortura e l'efferatezza di uomini crudeli e privi di ogni possibile istinto di pietà. Servendosi di toni e gesti asetticamente perentori che immettono lo spettatore nell' incubo immanente di un essere sfibrato nel respiro claustrofobico di una prigione in cui l'eco del mondo giunge attraverso un circuito televisivo interno con lo scorrere di un traffico ignaro e le urla inneggianti alla vittoria nei mondiali di calcio. Mentre l'odissea della donna si avvia insieme al pubblico ammutolito verso un fantomatico internamento finale, secondo le modalità scabre di un teatro verità che non concede spazio agli applausi.

 



7) Il Tempo
martedì 11 dicembre 2001

Sipario su Garage Olimpo
di T.D.M.

UN FILM da non perdere "Garage Olimpo" di Marco Bechis per la sua capacità di fornire un documento storico dal buco della serratura nella rappresentazione di una straziante quanto emblematica vicenda privata. Lo spettacolo omonimo, in scena da stasera al Teatro Colosseo alle ore 22.30, ha il merito di presentare l'adattamento ricavato da Giancarlo Brancale dalla pellicola cinematografica dell'anno passato. La Compagnia Teatro dell'Urlo, diretta dal regista Carlo Fineschi, si assume la responsabilità di trattare il dramma silenzioso e quotidiano di una giovane maestra argentina costretta a precipitare nell'inferno ingiustificato della tortura e dell'assassinio. Nel vivace brulicare di una Buenos Aires inconsapevole, una normale autorimessa ospita un lager sotterraneo insospettabile in cui la violenza psicologica supera l'annientamento fisico di persone scelte a caso e private di ogni dignità. Un orrore ancora troppo vicino nel tempo per essere affrontato con distacco eppure tanto spesso dimenticato proprio per la sua inaccettabile collocazione negli anni Settanta. L'allestimento deve competere con l'asciutta compostezza di un prodotto per il grande schermo che ha saputo dimostrare le possibilità di tradurre una storia in immagini destinate a rimanere scolpite nella memoria. Ogni replica ammette un massimo di quaranta spettatori di età superiore ai quattordici anni. T.D.M.
Teatro Colosseo, via Capo d'Africa 5/a
Fino aI 16 dicembre.

 




8) Liberazione
martedì 11 dicembre 2001

La versione teatrale di "Garage Olimpo" da oggi fino al 30 dicembre
Di scena la tortura
Il regista Carlo Fineschi: "Uno spettacolo contro le dittature"
di ANGELA AZZARO

Chiusa in un garage, gli occhi bendati, il cuore che quasi smette di battete. Maria diventa, nello straordinario film di Marco Bechis, Garage Olimpo, il simbolo delle migliaia e migliaia di desaparecidos che dal 1976 al 1982 vengono torturati e uccisi dalla dittatura. Con sequenze crude che niente concedono a uno sguardo voyeurista, il regista ci aveva condotti a toccare con mano il senso della privazione e della violenza, ci aveva fatto respirare l'odore di una vita spezzata. E' da questa emozione che si traduce in un punto di vista politico ancora più netto, che è partito il regista teatrale Carlo Fineschi, che con la sua Compagnia l'Urlo debutta oggi al Colosseo, a Roma, con una versione teatrale di Garage Olimpo, in replica fino al 30 dicembre (ore 22.30). Anche lui come tanti spettatori italiani, era rimasto colpito dal rigore morale del film di Bechis, aveva vissuto come in prima persona l'orrore della dittatura, qualsiasi dittatura; aveva vissuto identificando con la protagonista Maria l'agonia di una vita di passioni e di anelito verso la libertà che si spegne a causa del sadismo dei carnefici. "Dopo aver assistito alla proiezione - racconta il regista teatrale - ero rimasto talmente colpito da aver deciso dl continuare il discorso iniziato da Bechis. Nel caso del nostro lavoro non si tratta tanto dl una trasposizione dal cinema al teatro quanto di aver dato seguito alle sensazioni restituite dalla pellicola. Ne abbiamo parlato con Bechis che è rimasto subito entusiasta e che ha seguito passo passo la costruzione della drammaturgia. Lo abbiamo costantemente informato delle scelte che facevamo, di quali pezzi della sceneggiatura originale inserire e di quali scartare. Dal Cinema al teatro il passo non è di poco conto. L'emozione può restare la stessa, ma i due linguaggi hanno codici molto diversi. Sullo schermo è più semplice ricostruire la scansione degli eventi, fare la storia; a teatro dominano i corpi, il loro linguaggio. "La nostra preoccupazione principale - sottolinea Fineschi - era creare una struttura che permettesse di soffermarsi sui fatti, che anche dal punto di vista formale fosse una risposta al mordi e fuggi televisivo. Crollo delle torri, guerra, popoli che soffrono, tutto diventa spettacolo senza consentire alle persone di capire veramente che cosa sta accadendo. Parlare dell'Argentina del Ô78 ci permette di fare questo discorso nominando le responsabilità dell'Italia. Mentre da noi, si parlava solo dei mondiali di calcio, trentamila persone, in Argentina, venivano lanciate dagli aerei ancora vive in mare. E' un caso emblematico dell'uso che si fa dell'informazione, del rischi che ancora oggi corriamo. Il nostro Garage Olimpo è contro le dittature, contro tutte le forme di violenza che sconvolgono il mondo. Come ottenere un risultato così difficile: colpire al cuore gli spettatori? La compagnia dell'Urlo ha pensato ad un evento teatrale di impatto. Sulla scena due tavoli messi a forma di croce. Intorno si vanno a sedere solo quaranta spettatori per sera, mentre sui tavoli si muovono e recitano otto attori. Sulle sedie le vittime, in alto i carnefici. Il pubblico non assiste passivamente a una messa in scena, ma è parte integrante della drammaturgia, sottoposto alle torture psicologiche degli aguzzini. "Il tentativo è quello dl far sentire in prima persona che cosa hanno provato gli argentini prigionieri delle carceri clandestine come appunto Garage Olimpo, di aiutare la comprensione attraverso il vissuto". Un vero e proprio corpo a corpo, non nuovo nelle esperienze del Novecento, ma che oggi mal rappresenta una prospettiva e una risorsa. Ne è convinto anche Flneschi, che sottolinea: "In un mondo caratterizzato dall'esplosione dei linguaggi della comunicazione, il teatro deve trovare un suo senso. Credo che dare valore al contatto, al rapporto tra attori e spettatori sia la strada da seguire la grande opportunità che abbiamo davanti. Lo stare uno di fronte all'altro è un'occasione per capire attraverso i sensi, e un momento speciale per cambiare". Nessuno potrà ridare la vita ai tanti argentini uccisi dalla dittatura, né alle tante vittime delle guerre in corso. Il cinema come quello di Bechis e il teatro che ne è nato possono, però, aiutare la società non solo a vigilare ma ad esprimere in maniera ancora più netta il proprio no a chi limita le libertà e predica la guerra.

  

 

 

 

 

 

   

 

 

 

             

           

  

 

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